Biancamaria Valeri PRESENTAZIONE RINTOCCHI DELLA MEMORIA Campane e Campanili di Veroli di Giuseppe D’Onorio (ed. Centro di Studi Sorani “Vincenzo Patriarca”)
Biancamaria Valeri
PRESENTAZIONE RINTOCCHI DELLA MEMORIA
Campane e Campanili di Veroli
di Giuseppe D’Onorio
(ed. Centro di Studi Sorani “Vincenzo Patriarca”)
Cari Amici intervenuti in questa austera sala consiliare del Comune di Guarcino per partecipare alla presentazione di una interessantissima opera di Giuseppe D’Onorio sulle campane delle chiese di Veroli. Giuseppe D’Onorio, a tutti noto per la sua intensa attività di ricercatore delle patrie memorie e di storico, ci offre un prezioso volume su una sua inedita attività di studioso: la ricerca sulle campane, voci del Cielo, che accompagnano e scandiscono con i loro rintocchi tutto il corso della giornata e della vita degli uomini. È sempre un onore essere chiamata a presentare un libro. Sei scelta perché gli amici credono nelle tue capacità interpretative e comunicative. Chi presenta un’opera, infatti, la deve dapprima interpretare, analizzare, entrare nelle sue pieghe più riposte e, poi, deve offrire questo lavoro di cesello al pubblico, invogliandolo alla lettura, trasmettendo lo stesso gusto, lo stesso piacere provato nella lettura. Se poi l’opera da analizzare è preziosa, perché in quest’opera si sente l’amore di una ricerca appassionata, il piacere di leggerla e poi di presentarla è ancora più grande e viene molto facile consigliare la lettura ed invitare a proseguire nell’ardua via della ricerca, per dare altri pregevoli contributi alla conoscenza. Un libro è un atto di amore e l’amore è conoscenza piena.
Questa sera, presentando l’opera di Giuseppe D’Onorio, Rintocchi della memoria. Campane e Campanili di Veroli, si parla di storia locale, della storia delle nostre Comunità, strette intorno alle torri campanarie delle nostre chiese, centro di riferimento dei nostri quartieri e delle nostre case. Possiamo dire, e non saremo smentiti, che con l’avvento dell’era cristiana si sviluppò un poderoso moto di riforma che coinvolse i fondamenti del viver civile, li trasformò a tal punto che anche l’urbanistica ne fu determinata. Se nella civiltà romana il centro irradiatore della città coincide con il Foro, nella città cristianizzata le chiese rappresentano il centro agglutinante della popolazione e sono il segno di un nuovo ordine, che prepara sulla terra il destino di salvezza globale compiutamente conseguito nella dimensione ultraterrena della vita. I campanili svettanti delle chiese sono metaforicamente il segno visibile di questa dimensione trascendente che gli occhi del corpo non riescono a percepire fisicamente; ma l’intelletto, illuminato dalla fede, riesce a comprendere la realtà profonda sottesa ai simboli e dispone meglio il corpo all’azione della grazia.
Giuseppe D’Onorio con il suo pregevole libro ci offre una dimensione nuova di ricerca: parte da un argomento, che si potrebbe definire minore rispetto ai grandi argomenti sui quali da sempre la Storia si affatica; non le vicende altisonanti della “grande storia”, ma le campane, le squille, i sacri bronzi, un argomento “sonoro” (perché di suoni si tratta) ed apparentemente “leggero”, “lieve”. Chi conosce Giuseppe D’Onorio e apprezza la sua sensibilità, la sua raffinatezza di ricercatore, la sua cultura vasta, che si presenta sempre accompagnata da una signorile discrezione di vita e di saggezza, sa che i suoi lavori sono sempre notevoli non solo per impegno di studio ma anche per metodo scientifico di ricerca. Giuseppe ha saputo dimostrare che lo studio di un argomento specifico, quale quello delle campane, si apre a tutta una serie di ragionamenti e di collegamenti, che raccordano la “Piccola” con la “Grande” Storia, ne fanno un’unità strettissima, perché ambedue si fondano sulla ricerca delle fonti e sulla loro analisi scientifica e critica. I termini “Grande” e “Piccola” sono definizioni scolastiche e dire “piccola storia” non significa limitare la portata e la qualità della ricerca; piuttosto con questa definizione si vuol far riferimento a quel tipo di ricerca attenta piuttosto alla realtà quotidiane, agli eventi relativi alla vita del cittadino “qualunque”, dell’uomo non destinato alla Storia con la S maiuscola, in quanto non aveva compiuto azioni straordinarie e di vasta portata, coinvolgendo nazioni ed eserciti e provocando crisi o svolte epocali.
L’irruzione dello straordinario nella vita ordinaria è caso occasionale e solo un certo modo di studiare la Storia ci porta a considerare la Storia come Storia di fatti strepitosi. Quello che i classici libri di storia riportano e che noi, scolasticamente, siamo abituati a chiamare Storia, in realtà, è solo quanto l’attenta lettura, compiuta dallo storico su alcuni fatti per lui ritenuti interessanti al fine di una specifica ricerca, ha fissato sulla carta, traendolo dal perenne fluire degli eventi umani. La Storia scrive, dopo molto tempo, quello che l’Uomo ha compiuto nella semplicità della sua esistenza ed esperienza quotidiana, anche se è stata esperienza di re e governanti.
Giuseppe D’Onorio con la sua ricerca ha fatto Storia; non ha solo raccontato la storia delle oltre cento (per la precisione 105) campane di Veroli e del suo Territorio, ma ha fatto storia. Nella nostra realtà provinciale ha tracciato un nuovo itinerario di ricerca, attraverso il quale tornano alla luce fatti e persone, attività economiche e scelte politiche. E apre gli orizzonti della ricerca a considerare campo d’indagine storica anche la contemporaneità; ci affranca da un modo stantio di considerare la storia come indagine, mania antiquaria, per cui è importante solo il documento antico, quello medievale, solo perché ammantato della polvere dei tanti secoli trascorsi. Delle molte campane verolane censite, schedate, catalogate, descritte, identificate negli elementi cronologici e di manifattura, la stragrande maggioranza risale ad un periodo che copre l’arco temporale dal XVII al XX secolo. Proprio la loro modernità ci permette di conoscere più approfonditamente la loro storia, che è anche storia degli artigiani che le hanno fuse, dei donatori, è racconto della loro collocazione in occasione di eventi e ricorrenze di grande rilevanza civile e religiosa.
La storia delle campane è storia della Città. Campane sacre e campane profane: la Chiesa e il Comune (Pier Capponi a Carlo VIII, re di Francia, davanti a Firenze, “Se voi suonerete le vostre trombe, noi suoneremo le nostre campane”) La Campana = storia di un’identità civica e religiosa. Il suono della campana è per tutti, unisce nei momenti della gioia, del dolore, del pericolo.
Per ricostruire la storia delle campane di Veroli, Giuseppe d’Onorio si è dovuto arrampicare su per i campanili, ha dovuto consultare archivi, leggere carte e carte; ma alla fine ha ritrovato la storia. Così si conoscono, grazie alla sua fatica, le iscrizioni di ciascuna campana. È molto importante notare il valore di queste iscrizioni assimilate alla preghiera a tal punto che ogni qual volta la campana suonava, si spandeva per l’aria un’armonia in cui suono e preghiera si erano fuse. Alla voce sonora della campana era affidato il compito di ripetere e amplificare il sentimento di fede di tutta la comunità. (leggere alcune iscrizioni, in massima parte sono iscrizioni che testimoniano la fede mariana del popolo; non mancano invocazioni a S. Michele Arcangelo e a S. Agata; contro il male e le avversità anche meteorologiche).
Dalle iscrizioni risultano la data della fusione ed anche il nome del maestro fonditore. La ricerca di Giuseppe D’Onorio fa luce su un aspetto di storia economica molto importante: “a Veroli, già nel XIV sec., troviamo testimonianze riguardanti l’arte del fondere le campane, che si protrasse fino alla seconda metà del ‘700”. “Il vero fonditore era colui che possedeva con perizia l’arte del mestiere… inoltre doveva essere pronto a viaggiare di continuo, a far contratti, e una volta realizzato l’impianto della fornace in un determinato luogo, a convincere molti ad approfittare dell’occasione per far fondere nuovi bronzi”. Il fonditore non viveva solo con l’esercizio di tale professione, ma affiancava tale mestiere ad altre attività artigianali: ramaio, fabbro, orologiaio … Conosciamo, quindi, un aspetto inedito delle attività economiche, che rendevano Veroli una delle più fiorenti città della Provincia di Campagna. E conosciamo anche i nomi dei fonditori verolani:
1. Angelo e Giovanni Melo (Meloni) (XVI-XVII sec.),
2. Giovanni, Antonio e Benedetto Mattei (XVII-XVIII sec),
3. Amedeo Godio, originario francese, ma trapiantato in Veroli nel 1652 per aver sposato la verolana Maria Morsia, la madre di Giovanni e Antonio Mattei rimasta vedova del fonditore Matteo Mattei,
4. Domenico Lamesi (XVIII sec.),
5. Francesco Salerni e Carlo Macciocca (XVIII sec.). • Domina il campo nel corso del XIX sec. la famiglia Cacciavillani di Frosinone, originaria di Agnone e trapiantatasi con Carmine a Frosinone alla fine del sec. XVIII. Questo è un capitolo che invito a leggere con attenzione per l’importante ricostruzione di una famiglia di artisti fonditori che portarono l’arte dei maestri di Agnone in Ciociaria. Ci sono riferimenti anche ad altri fonditori provenienti da Norcia, da Napoli, da Trento.
Il genio del Romanticismo francese, Chateaubriand delle campane disse: “è veramente una cosa mirabile aver trovato modo di far nascere, con un sol colpo di martello, in un solo istante, uno stesso sentimento in mille cuori diversi ed aver costretto i venti e le nubi a pigliar sopra di sé i sentimenti degli uomini. Questo suono contiene in sé un gran numero di segreti sentimenti tanto più belli quando vi si frammischia anche una ricordanza del cielo …” Rintocchi della memoria: il titolo è evocativo di un evento umano, la memoria, un’azione, che ci riporta all’intuizione agostiniana della distensio animae e, quindi, alla nascita del tempo. L’Uomo non è solo corporeità, ma nella corporeità porta una scintilla di divino che è l’anima, la capacità di percepire e di sentire non solo il presente, ma anche il passato e di prefigurare il futuro. La Memoria è questo miracolo che ci consente di recuperare lo spazio e il tempo, introducendovi la dimensione dell’invisibile. La campana, la voce del cielo: innalzata e custodita nella parte più alta del campanile, spande per l’aria la sua armonia, pur rimanendo celata al nostro sguardo; ci ricorda con i suoi rintocchi lo scorrere del nostro tempo e ci invita a ordinare meglio il nostro tempo, il tempo che ci è dato di vivere e d’agire. La campana, voce angelica, ci raccorda al cielo e ci fa con la sua sonorità e con le sue vibrazioni pregustare l’armonia e la perfezione del cielo che ci attende per un vita senza fine nell’amore.
Guarcino, sala consiliare, 3 gennaio 2002
Biancamaria Valeri